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Cuniel e riflessioni sul complottismo

 
Un video che gira su internet mostra questa signora sbraitare odio e sciocchezze demenziali nel pieno dell’emiciclo.
Non è l’unica a pensare cose assolutamente astruse, ed allora ci si chiede: perché?
Perché persone che hanno un minimo di cultura, oltre all’accesso alla quasi totalità delle informazioni esistenti, possono credere a ipotesi così assurde?
La maggior parte delle ipotesi poggia sulle teorie del complotto, che trasdotto sul singolo diventano una specie di forma paranoide della personalità. Problemi di autostima, di riconoscimento, complessi di inferiorità i quali, uniti al terrore paranoide cospirativo, portano a voler attribuire ad una forza esterna la causa prima della proprie problematiche, quindi a cercare la causa prima nelle pieghe della società intera creando delle correlazioni e degli eventi completamente inventati. Insomma creano il complotto. Inizialmente le problematiche sono personali, poi sconfinano nella ricerca delle persone similmente paranoidi, unitamente a manie di persecuzione.

“La capacità di lettura della realtà circostante da parte del paranoico subisce una vera e propria deformazione …. Azioni e comunicazioni vengono percepite come la conferma delle proprie convinzioni. La tendenza ad attribuire la colpa agli altri, o comunque a qualcosa fuori da sé, rappresenta la caratteristica distintiva del paranoico.”
“Un ulteriore aggravamento si ha quando alla paranoia si aggiungono anche le manie di persecuzione, ovvero la credenza di essere spiati, perseguitati, di essere oggetto di complotti, di incorrere in pericoli, avvelenamenti o agguati, di essere vittime di qualche azione volta a danneggiarli.
Il paranoico con mania di persecuzione si differenzia dal paranoico per la presenza dell’idea che gli altri abbiano del maligno, che tramino, complottino e facciano deliberatamente qualcosa contro la sua persona. La paura irrazionale che qualcuno lo segua, la paura di essere scoperti da un momento all’altro.”
https://www.centroditerapiastrategica.com/paranoia-manie-di-persecuzione/


Tutto questo ha l’effetto di rendere il singolo incapace di distinguere la realtà dalla finzione, non volendo in alcun modo cambiare idea e mostrando un attaccamento alla propria visione del mondo, riscontrabile solo nelle forme patologiche fideistiche.

Far cambiare idea a chi crede in un complotto è praticamente impossibile: «No, è quasi impossibile, specialmente se si tratta di una persona che ci crede in modo irriducibile», ha proseguito il prof. Swami. «Solitamente rifiutano qualsiasi prova che non si adatti perfettamente alla loro visione del mondo, e accettano esclusivamente prove che confermano convinzioni preesistenti. Rifiuteranno qualsiasi cosa io dica sostenendo che il motivo principale è che io stesso faccio parte del complotto. La pongono in maniera tale da rendere impossibile un dibattito. Entrano in uno stato mentale in cui credono che le persone che compiono cattive azioni siano intrinsecamente malvagie, e non conviene avere un dibattito con una persona cattiva; si deve invece sconfiggere il male».

Anche nel caso abbiano una forma di coscienza, le persone agiscono in modo automatico, come se fossero condizionate ad una azione riflessa tipica del comportamentismo indotto. In pratica agiscono d’impulso senza apportare controllo sulle proprie azioni. Lo fanno perché lo ritengono giusto “a priori”, fermandosi ai titoli - l’analisi non è quasi mai approfondita - considerando scontato il contenuto dell’articolo o del video. “Mi piace la scatola, i cioccolatini sono buoni” che è esattamente l’effetto dei messaggi subliminali delle pubblicità, per esempio, o della distribuzione delle informazioni in alcuni supermercati. In essi vi è nascosto un messaggio comportamentista che associa al prodotto una immagine/sensazione buona e positiva. In questo modo la parte razionale viene esclusa e con essa la capacità di controllo delle proprie azioni.
Le persone sono scimmie poco sveglie, ed in tal modo vengono trattate, e di conseguenza agiscono.

Produrre articoli e informazioni che avvalorino le proprie tesi e teorie è una grande soddisfazione, una gratificazione enorme. Condividere scritti o video di chi la pensa come loro li solleva dal peso della paranoia, dalla paura di essere deboli e insicuri, non voluti, di essere soli, e più la causa è astrusa e maggiore è il piacere di trovarsi in gruppo, di ritrovare il branco. In quel momento stanno formando una cerchia dalla quale ben difficilmente usciranno; questo è uno dei motivi per i quali esistono ancora i terrapiattisti: basterebbe salire su una montagna qualsiasi e guardarsi attorno per capire quanto infondate siano le loro teorie, ma preferiscono tifare per l’eroe che si catapulta con un razzo spinto a vapore, come accorso a Michael «Mad Mike» Hughes, solo per dimostrare l’effettiva piattezza “che tutti ci nascondono”. Questo signore aveva l’obbiettivo di raggiungere i 1500 mt d’altezza ma si è schiantato a terra. Gli sarebbe bastato salire sul monte Cimone dell’appennino modenese per arrivare in tutta sicurezza a 2000mt, constatando liberamente che la terra non è piatta. Tutto questo quando normalmente si vola ad altezze ben più importanti, in completa sicurezza e con spese minime.

Queste persone non vogliono condividere informazioni sbagliate; semplicemente, lo fanno senza esserne consapevoli. «Esistono prove che contenuti evocativi dal punto di vista emotivo rendono le persone meno accorte», ha dichiarato alla «CNN» David Rand, un professore del Massachusetts Institute of Technology che si occupa di disinformazione. «In particolare, quando le persone si affidano all’intuito e alle emozioni è più probabile che credano ad asserzioni false. Affermazioni che incutono paura, ad esempio, rendono le persone meno inclini a fermarsi a riflettere».
David G. Rand is an associate professor of management science and brain and cognitive sciences at Massachusetts Institute of Technology.


È un percorso molto semplice, purtroppo. L’effetto è sempre quello di ottundere la parte razionale e scientifica della mente per avvalorare la parte paurosa ed emotiva, naturalmente nell’accezione negativa del termine.

Quello di cui stiamo parlando sono persone condizionabili e già in fase di condizionamento. Sono ingannate, forse lo sanno ma non vogliono fare nulla per uscirne perché mettere in essere certi comportamenti e condivisioni, li gratifica e le fa sentire più sicure. Preferiscono rimanere con il secchiello sulla testa coltivando le proprie paure, piuttosto che toglierselo per affrontare il mondo così com’è. Ad alcuni il mondo reale fa molta paura, questa è quasi un’affermazione banale, e su questo si basa gran parte della psicologia del complottista. Perché di fronte al caos, a eventi inspiegabili, crudeli, apparentemente contronaturali, la nostra mente è incapace di accettazione silenziosa, piuttosto riscrive il mondo creando trame contorte purché riconducibili a qualche logica dannata della mente umana, che sia comprensibile e condivisibile, che abbia un nesso con qualcosa di noto ma che, soprattutto, sia distante mille miglia dalla teoria caotica del FATO. Qualcosa che accade, qualunque cosa sia, DEVE avere una giustificazione che sia riportabile alla logica semplice. E se la giustificazione non può essere ricercata nella divinità - questo per motivi anche diametralmente opposti tra loro - allora deve trovarsi all’interno delle caratteristiche negative dell’uomo-demone. L’avidità, la cattiveria, la superficialità ma, soprattutto, la PAURA. Quella stessa paura che prova il nostro povero complottista. La giustificazione diventa una paura qualsiasi: dal perdere il lavoro, dai mancati introiti, dalla promessa di miglioramento sociale. Se volessimo seguire il ragionamento demenziale dei complottisti delle scie chimiche, avremmo centinaia di migliaia di operatori, piloti, hostess, tecnici che avvelenerebbero la stessa aria che respirano loro stessi e tutti i loro cari, tacendo, e questo è il bello, per paura di perdere il lavoro.. o sciocchezze simili.


Paranoia e complottismo: Mentre il paranoico lotta con tutte le forze contro la percezione della propria vulnerabilità ontologica, molti complottisti scimmiottano la diffidenza, brandiscono una paranoia-giocattolo, solo per alimentare una forma di autocompiacimento, per la ricerca narcisistica di apprezzamento speciale, di distinzione dalla massa. Il paranoico è egocentrico, e per lui questo egocentrismo è fonte di tortura; il complottista è egotista, e per lui questo egotismo è fonte di gratificazione.
https://www.stateofmind.it/2017/05/paranoia-complottismo-differenza/

Per concludere è bene ricordare che tra la salute e la patologia, la differenza è soprattutto nella “quantità”. Meccanismi analoghi ma in dosi differenti creano realtà diverse; se sospettare è qualcosa che succede a ciascuno di noi e che spesso ha anche una sua utilità, vivere continuamente all’erta fino a sconfinare in deliri conclamati è qualcosa che sconfina pesantemente nel patologico e che rende la vita della persona un vero inferno.
Potremmo dire che “la paranoia è solo un calcolo più attivo delle probabilità” (Richard Krause)